Restaurare edifici vuol dire tutelare l'ambiente
Assistiamo a un fenomeno strano: una specie di malattia contagiosa che si sviluppa indisturbata. Edifici in buono stato e di un certo pregio costruiti nei primi anni del 900 vengono demoliti per far posto al solito anonimo cubo bianco e liscio. Sono nuove costruzioni standard che si presentano molto bene sui social con un linguaggio omologato che distrugge la specificità del tessuto urbano. Così l'identità stratificata della città italiana, con le sue particolari caratteristiche materiche che tutto il mondo ci invidia, viene progressivamente sostituita.
È il pericoloso processo di omologazione che si sta estendendo a tutti gli aspetti della nostra vita. Certo, non ha senso conservare tutto, ma le principali testimonianze di valore di un preciso periodo storico meriterebbero una maggiore attenzione perché i vecchi edifici incorporano tempo, energia, cura degli abitanti, memorie, decorazioni, investimenti materiali e affettivi. Progettare un recupero di ciò che c'è diventa una sfida progettuale: più complessa della sostituzione, ma anche più rispettosa dell'energia umana già depositata nei luoghi.
La demolizione dell'esistente di pregio deve essere l'ultima opzione possibile, perché i benefici del green richiedono decenni per compensarne l'impatto. Anche il principale imperativo del nostro tempo, la sostenibilità, necessita di un sostanziale ripensamento. Sembra un paradosso ma spesso i vecchi edifici sono meglio energeticamente delle nuove case passive. Queste ultime consumano poco per il loro utilizzo tuttavia sono molto fragili, delicate e poco durevoli. Perciò conservare per il criterio di sostenibilità è decisivo oggi.
Conseguentemente ogni edificio a rischio demolizione va protetto solo per il fatto che esista. Ce lo siamo dimenticato ma dobbiamo ritornare a prevedere edifici durevoli. La sapienza costruttiva di millenni con scarsa energia non va dimenticata, anzi potenziata grazie alle conoscenze e alle tecnologie di oggi. Recuperare l'esistente deve essere l'ordine del giorno per tutti gli architetti del mondo e il nostro paese ha grandi e articolate competenze in materia che potrebbe trasmettere con beneficio per tutti.
Tuttavia, la sapienza del restauro dei monumenti spesso non si trasferisce nel campo del recupero. Dobbiamo far sì che queste approfondite competenze si diffondano anche negli interventi sui vecchi edifici per offrire un'alternativa intelligente alla demolizione e ricostruzione. Per mettere in pratica questi propositi penso proprio che architetti e ingegneri possiedano articolate competenze trasversali e siano in grado di colmare le carenze di competenze in altri settori. La natura multidisciplinare dell'architettura permette di gestire la complessità e di affrontare il mutamento che è proprio la caratteristica del nostro tempo e non solo per gli edifici ma anche, e soprattutto, come registi delle trasformazioni urbane. Quindi, ci serve meno eccezionalità e più manutenzione; meno performance astratte e più condizioni reali di vita.