L’EDITORIALE: Nel nuovo Codice delle costruzioni, sussidiarietà o corvèe mascherata a carico dei liberi professionisti?
Ai numerosi testi legislativi che interessano profondamente le nostre professioni, che sono in discussione in questo periodo in Parlamento, (la riforma degli ordinamenti professionali, l'equo compenso, la legge sull'architettura) si aggiunge il nuovo Codice dell'edilizia e delle costruzioni, che dichiaratamente vuole semplificare, riordinare e razionalizzare le norme che si sono stratificate nel tempo, a volte in contrasto l'una con l'altra.
L'esperienza purtroppo ci ha resi scettici nostro malgrado e innanzitutto ci dice che da lungo tempo ogni tentativo di semplificazione si è risolto nell'introduzione di ulteriori incertezze e complessità, ma non vogliamo essere pessimisti a priori e in ogni circostanza. ALA si riserva quindi di approfondire il testo e di partecipare attivamente alla sua discussione, intervenendo a tutti i tavoli ai quali saremo invitati o ammessi, quali portatori di legittimi interessi diffusi.
Dobbiamo peraltro fin d'ora esprimere una profonda contrarietà alla norma che attribuisce ai liberi professionisti architetti e ingegneri, il compito di certificare la legittimità degli immobili esistenti, al momento della segnalazione asseverata di opere, con tutte le incertezze e le gravi responsabilità civili e penali che ne derivano. Tutti sappiamo quanto complessa e controversa sia questa materia e siamo certi che la soluzione più efficiente ed equa non è quella di trasferirne le responsabilità dai funzionari pubblici ai liberi professionisti, i quali inoltre non potranno mai ottenere in proposito corrispondenti ed adeguati corrispettivi dai loro committenti.
Tutti sappiamo anche che già ora la gran parte delle dichiarazioni e delle responsabilità relative alle opere da eseguire gravano sui progettisti e che la Pubblica Amministrazione si limita a prendere atto, archiviare e a riservarsi di verificare ed eventualmente intervenire in un secondo tempo.
Dobbiamo anche rilevare che contemporaneamente al fatto che i compiti dei pubblici funzionari si alleggeriscono, in termini di quantità di lavoro e di responsabilità, si ampliano i margini per attribuire ai medesimi quantità crescenti di incarichi di progettazione e direzione dei lavori in house delle opere pubbliche, come del resto è stabilito dal Codice dei Contratti e confermato dalla proposte di legge sull'Architettura, sottraendo in questo modo altro spazio all'attribuzione degli incarichi ai liberi professionisti.
È un tema vitale, sul quale i liberi professionisti dovranno saper trovare unità ed efficacia di azione nei prossimi mesi.
Bruno Gabbiani
Presidente di ALA Assoarchitetti & Ingegneri