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SUL SEQUESTRO PER L'ABUSO DI NORCIA

Pubblicata il 20/03/2018


Lo scalpore seguito alla indagine penale per abuso edilizio con sequestro del centro polifunzionale di Norcia, di cui sono oggetto il Sindaco ed il direttore dei lavori Boeri, è determinato dalla inconciliabilità tra senso comune, che è sostanziale, e l'esercizio della giustizia, che è essenzialmente formale: la zona in cui è realizzata quella architettura è soggetta a vincolo paesaggistico; quella architettura ha i connotati che la concezione giuridica assegna al tipo 'costruzione' stabile; di conseguenza, senza autorizzazione ambientale, l'edificio pubblico è abusivo e neanche la remissione in pristino, azzera il reato penale.

In primo luogo, da ciò si desumono almeno due alternative: che ci dobbiamo dotare di una norma che, in casi emergenziali, determinati articoli di leggi edilizie, urbanistiche e ambientali debbano essere sospese, fino alla ricomposizione delle condizioni ex ante o, quantomeno, fino alla cessata emergenza.

Oppure, si potrebbe forse prendere atto che l'emergenza sia di fatto una condizione ordinaria per il nostro Paese nel quale, tra un terremoto e l'altro, tra una frana o alluvione e l'altra, vi sono degli eccezionali periodi di calma.

Ma, soprattutto, ciò che come architetti interessa rilevare è che la cultura urbanistica ed architettonica, si sono alienate rispetto alla gestione delle emergenze del territorio, e sono ormai incapaci sia di considerarsi parte attiva, sia di elaborare una cultura progettuale dell'immediato post evento - terremoto, frana, valanga, alluvione - che si ponesse l'obbiettivo di progettare e costruire Borghi temporanei, che includano la bellezza del campo ed il benessere dei cittadini colpiti dalla calamità, evitando che gli interventi siano eseguiti unicamente secondo linee guida della benemerita Protezione Civile, la cui cultura è militare.

Ciò rileva soprattutto se consideriamo la durata molto, molto, molto estesa della permanenza dei rifugiati nei campi di tende, poi container e poi nelle migliorabili 'casette', prima di una qualche ricostruzione secondo lo slogan sempre meno credibile, del "dov'era e com'era".

@giovencato

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